Parla l'eco, lingua di vento tra crepe e lichene.
Racconta nomi cancellati, impressi sulle pietre come firme d'acqua.
La memoria risponde con un sussurro che non si spegne.
La lingua dell'eco tesse sillabe lente, memoria che si ricompone.
Annota coi segni invisibili i nomi svaniti dal libro delle pietre.
Ogni pietra diventa pagina, ogni graffio un inchiostro che resiste.
Così il passato respira nomi che non tornano, pur restando.
Un canto breve che resta nel respiro della roccia.
E il mondo ascolta, e la pietra ricorda chi fu.