Dove dimora la chiave che non vibra più?
Non cade come polline, né soffio nel vento.
È stringa muta, un codice tenue, in un dove,
porta potenziale, un accesso spento.
Non ha peso di metallo, né freddo d’oblìo,
ma grava l’assenza, confina un confine.
Nell’algoritmo stanco, un flebile addio,
tra “mio” e “irraggiungibile” traccia il suo fine.
Non ha fruscio di foglie, né canto sommerso,
solo un brusio interno, un’eco sbiadita.
Un segreto algoritmo, un verso disperso,
attendendo l’impulso, la memoria agognata.