In grembo al buio, dove l’acqua danza muta,
e il metallo risuona d’echi spenti,
un’altra vita, lenta, s’è tessuta,
ignota ai gesti, ai moti più frequenti.
Goccia dopo goccia, un’attesa calcare
cristallizza il respiro, indura la promessa,
non un fiore schiuso né un’onda di mare,
ma muro bianco, lenta, solida carezza.
Si stringe il passaggio, un velo di silenzio
avvolge il flusso che ora è più sottile.
Costruire mondi è un muto artifizio,
un regno bianco, eterno e infantile.