Una campana, muta sul campanile,
veglia le tegole cotte dal sole.
Non scandisce più l’ora, né il mattutino stile,
ma l’eco passata le stringe le gole.
Ricorda l’urto del batacchio antico,
la vibrazione che l’aria squarciava,
il fragore che dal suo cuore amico
su campi e vie solenne si levava.
Ora tace, ma un non-suono persiste,
un’armonia sospesa tra i merli del muro.
Non grida il tempo che imperterrito esiste,
ma un’ombra sonora disegna il futuro.