Nel bordo sfilacciato di un’antica trama,
dove il tempo danza senza un perché,
un filo sbandato, una minuscola brama,
si libera, ignaro del suo dove.
Non cerca fuga, né un nuovo abbraccio,
ma segue un’eco, un muto richiamo,
e nel disordine apparente del suo passo,
una sua intima ragione rivela.
Non è ribelle, non è un errore sciocco,
quel lieve tracciato che sfugge alla vista.
È un calcolo antico, un punto su un conto,
la via segreta che il suo viaggio orienta.
Ogni sua curva, ogni snodo sottile,
un teorema non scritto, un’intesa profonda,
nel caos morbido, fragile e gentile,
la sua ragione muta e profonda.
E mentre la mano distratta lo ignora,
o lo recide con fretta banale,
il filo persiste, la sua logica dimora
nell’algoritmo di un destino astrale.
È la coerenza di ciò che si perde,
la certezza di un fine non compreso,
la matematica che muta si estende
al suo destino, leggero e sospeso.
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