L’algoritmo cieco della radice,
sotto il velo torbido della terra,
scandaglia il buio, senza voce,
una fame antica che non erra.
Non ha bussola il suo lento cammino,
solo la sete guida il germoglio,
disegna mappe senza segno,
di vene d’acqua, di minerali in soglio.
Una saggezza muta si propaga
nel reticolo scuro che s’avanza,
la linfa è il canto che non suona,
ma la cima invisibilmente incorona.