Un soffio rauco, appena un sibilo tenue,
velato tra i denti, un confine non detto.
È la consonante, senza un suo terreno,
una curva muta, un desiderio inetto.
Non è il silenzio il suo vero abisso,
ma l’eco assente che la rende vana.
Cerca una vocale, un sacro plesso,
che le dia voce, la renda sovrana.
Senza quel soffio aperto, quel chiarore,
rimane un sasso, un’idea incompleta.
Ma con la “A”, la “E”, la “I” nel cuore,
diventa canto, parola già intesa.