Appena stesa, palpito in fiumi lenti,
una distesa gravida di promesse.
Il pigmento, un sonno liquido che senti,
si tende e vibra tra umide incertezze.
Poi l’aria succhia, un bacio senza fretta,
l’umore svapora in trama invisibile.
Una pelle si forma, tesa, imperfetta,
memoria d’onda, ora fragile e sensibile.
Il velo s’indurisce, un sigillo lieve,
cattura il tempo in un’epidermide opaca.
Non più la danza fluida, ma ciò che riceve
la luce, un guscio, una storia placida.
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