Spesa stellare
Nell’orbita quieta di un pianeta, il supermercato interiore si accende tra luci di luna.
Le comete fanno la spesa per i ricordi, pesandoli su una bilancia di silenzio e fotoni.
Corridoi di vetro odorano di tempo formaggi di ieri, frutta di sogni, bottiglie di pioggia futura.
Il carrello scivola tra scaffali di memoria, tremolante come un respiro antico.
Ogni etichetta racconta una data che non si sbiadisce al primo soffio di vento.
La cassiera è la luna vuoi conservare o restituire questo ricordo al mondo?
Le comete impacchettano luci e risa in doppio strato, pronti da gustare all’occorrenza.
Uscendo, l’orbita vibra la spesa è finita, ma il cuore resta a riordinare gli scaffali.
Spiegazione
Il componimento “Spesa stellare” si configura come una delicata e affascinante allegoria esistenziale che utilizza il contesto domestico e banale – quello del supermercato – per esplorare i meccanismi più cosmici e intangibili dell’essere umano: la memoria, il tempo e la ridefinizione del sé. La forza della poesia risiede proprio in questa giustapposizione surrealista, trasformando l’atto quotidiano dello shopping in un rituale quasi mitologico.
Il supermercato non è qui un luogo di consumo materiale, ma un “supermercato interiore,” un meta-spazio psichico dove il tempo e i ricordi vengono trattati come merce commerciabile. L’ambientazione stessa – l’orbita di un pianeta – conferisce al tutto una scala cosmica, suggerendo che questa spesa non è personale ma universale, un processo ciclico che scandisce la vita stessa.
Le comete, figure mitologiche e astro-nautiche, sono i protagonisti di questo viaggio. Il loro atto di “fare la spesa per i ricordi” è il cuore tematico: essi pesano le esperienze su una bilancia eterea, dove l’unità di misura non è il peso fisico, ma il “silenzio e fotoni,” suggerendo che la memoria ha un valore energetico o emotivo estremamente volatile.
L’uso sensoriale degli elementi è magistrale. I corridoi di vetro che odorano di “tempo formaggi di ieri” mescolano l’organico (il cibo) con il concettuale (il tempo), creando un senso di nostalgia iper-sensoriale. La “frutta di sogni” e le “bottiglie di pioggia futura” sono metafore potenti che cristallizzano la natura illusoria ma necessaria dell’immaginazione e della proiezione temporale.
La figura della cassiera, identificata con la luna, assume il ruolo archetipico del giudice o custode. Lei non vende né acquista; chiede un bilanciamento morale: “Vuoi conservare o restituire questo ricordo al mondo?” Questa domanda pone l’individuo di fronte alla responsabilità etica e psicologica della propria memoria, costringendolo a decidere tra la ritenzione privata (il tesoro personale) e la condivisione collettiva (l’esperienza umana).
Il culmine è dato dall’impacchettamento dei ricordi in “doppio strato,” un gesto che implica cura, protezione e preparazione all’uso. La spesa non è mai conclusa nel senso di risoluzione; l’atto si chiude con la consapevolezza che anche dopo aver riordinato gli scaffali della memoria, il cuore continua a vibrare, suggerendo che la vera organizzazione interiore è un processo incessante, senza fine né colpa.
In conclusione, “Spesa stellare” non offre risposte, ma piuttosto lo spazio per l’indagine. È una poesia di tipo onirico-filosofico che ci invita a riconoscere il valore sacro e caotico delle nostre esperienze passate, trattandole con la stessa cura rituale e cosmica che si dedica all’acquisto di un bene prezioso.