Le cose hanno una lingua segreta che trema nel buio della casa.
Il cappotto vecchio mormora nomi accorciati dal tempo, chi l'ha perso resta segnato.
La chiave racconta passi dove l'aria tremò tra la porta e la soglia.
La tazza ricorda l'alba di chi non torna, sospirando una pioggia di promesse non dette.
In quel linguaggio silenzioso, bottoni e fibie battono ritmi non pronunciati.
Un orologio dimenticato segna distanze tra il presente e chi se n'è andato.
Oggetti scrivono un diario di odori, graffi e respiri dimenticati, una mappa invisibile.
Chi ascolta diventa custode seguire la voce delle cose è ritrovare la casa che non finisce.